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Errori in volo

Il periodo estivo sembra non giovare molto alle compagnie aeree sul fronte della comunicazione digitale. Se l’anno scorso era toccato ad Alitalia (PostSkript 39) in questi giorni ha fatto il giro dei social la descrizione apparsa sul sito di Easyjet relativamente a Lamezia e alla Calabria. In modo abbastanza inspiegabile invece di promuoverne le bellezze nel testo si parla della presenza della mafia, dei terremoti e l’assenza di città come Venezia e Roma. Le scuse della compagnia aerea sono arrivate su Facebook affermando che “L’intento originale del testo era sottolineare quanto la Calabria sia sottovalutata all’estero da un punto di vista turistico” e che è stata avviata un’indagine interna per capire l’accaduto. Se l’intento era quello dichiarato di smuovere all’estero l’attenzione verso una regione sottovalutata, ci domandiamo come mai la descrizione fosse presente nella versione italiana.

Di certo è mancata chiarezza sull’esigenza e su come risolverla, cioè sugli obiettivi e i temi attorno cui costruire il testo. È mancato inoltre il controllo prima della messa online proprio su un canale dove nulla, una volta pubblicato, si può cancellare veramente.

Google starebbe rilasciando alle imprese locali che possiedono una scheda MyBusiness verificata, la possibilità di effettuare inserzioni pubblicitarie gratuite sulle sue mappe. La tipologia di inserzioni è quella chiamata “smart” con meno funzionalità e per la quale non è necessario avere un sito web. Fino a settembre 2020 non verranno addebitati clic, chiamate o vendite generate dai pin promossi. I pin aiutano le aziende a distinguersi in Maps evidenziando servizi specifici e offerte come ritiro, consegna a domicilio, ritiro a bordo strada e altro ancora.

Stop alle ADS

Il marchio North Face, seguito poi da Patagonia e REI, hanno dichiarato la loro volontà di boicottare Facebook interrompendo i propri investimenti pubblicitari sulla piattaforma, accusata di non fare abbastanza per bloccare contenuti offensivi e razzisti. Le aziende con questo provvedimento hanno deciso di aderire alla campagnaStop Hate For Profits” che si pone l’obiettivo di contrastare la grande diffusione di contenuti violenti, razzisti e falsi. In particolare Facebook, e di conseguenza tutti i social dell’azienda, avrebbe applicato una politica molto meno restrittiva, rispetto ad altri social, nei confronti di contenuti e profili che promuovono l’odio online. Ne è un chiaro esempio la decisione di non oscurare alcuni post del presidente Donald Trump al contrario di quanto fatto da Twitter, decisione duramente criticata anche dagli stessi dipendenti Facebook.

Considerando la sempre maggiore importanza che ha la responsabilità sociale delle aziende agli occhi delle persone/clienti, la notizia non va solo letta nell’ottica economica di mancati guadagni per Facebook, ma anche delle ripercussioni sulla sua immagine.