Da oltre un anno, spinto dalla concorrenza con TikTok, Instagram ha abbracciato e puntato sempre più sul formato video. Si è quindi evoluto rispetto al suo iniziale focus di app di condivisione foto, caratteristica che però lo contraddistingueva chiaramente dagli altri social.
Il nuovo passo compiuto in questa direzione è stato il recente annuncio di Instagram secondo cui, nelle prossime settimane, tutti i video con durata inferiore ai 15 minuti saranno automaticamente trasformati in Reels.
La trasformazione non sarà retroattiva e riguarderà solo i video caricati successivamente alla adozione di questa nuova funzionalità da parte del social.
Solo il mese scorso la funzione era entrata in fase di test, conseguendo evidentemente i risultati prefissati e guadagnandosi il diritto di diventare realtà per tutti gli account.
Ma cosa comporta il fatto che i video siano trasformati in Reels?
Guardiamolo in termini di profilo aziendale pubblico senza restrizioni di privacy, il contenuto verrà potenzialmente visualizzato sull’app da tutti, anche da chi non segue il profilo che lo ha pubblicato. I Reels, infatti, vengono proposti come contenuto suggerito agli utenti che, secondo l’algoritmo, potrebbero trovarli interessanti.
I Reels inoltre possono essere utilizzati da tutti gli utenti per creare dei remix visibili ai propri follower, questo darebbe ulteriore visibilità al video.
Una seconda novità collegata ai Reels è l’introduzione della possibilità di creare questo tipo di contenuto video utilizzando una sequenza di foto del proprio rullino.
Concludendo possiamo solo confermare la rincorsa di Instagram ai video nel tentativo di trattenere e ampliare i propri iscritti, anche a costo di snaturare la propria personalità e perdere la propria originalità.

Questa è una di quelle notizie che ti fanno chiedere: “ma è vera?!”
Da quando è entrato in vigore, il GDPR (il regolamento dell’Unione Europea in materia di trattamento dei dati personali) è diventato un cruccio per le aziende e, sotto certi punti di vista, una scocciatura per chi naviga in rete. Naturalmente le intenzioni del legislatore sono ottime, proteggere la privacy delle persone, ma il come non è stato reso propriamente semplice.
La notizia che ha dell’assurdo è che la Commissione Europea è stata citata da un cittadino tedesco, supportato dalla Europäische Gesellschaft für Datenschutz, proprio per violazione del GDPR su uno dei suoi portali.
Tale portale utilizzava strumenti come Amazon Web Services e login tramite Facebook che trasferiscono i dati oltreoceano. Lo stesso problema che vi abbiamo raccontato per Google Analytics e per il quale le aziende ora devono trovare una alternativa in tempi brevi.
Oltre a Instagram anche Facebook si modifica guardando a TikTok, lo fa abbandonando il feed unico e dividendolo in: “Home” e “Feeds”. Vediamo quali saranno le differenze.
Nella sezione “Home” verranno mostrati i post realizzati dai creator e dalle pagine. Qui inoltre si potrà accedere più velocemente ai Reels e alle Stories.
Secondo queste indicazioni predomineranno quindi i contenuti suggeriti. Lo stesso Mark Zuckerberg ha dichiarato in merito che “L’app continuerà ad aprirsi con un feed personalizzato nella scheda Home, dove il nostro motore di scoperta consiglierà i contenuti che riteniamo più interessanti per voi“.
La sezione che si chiamerà “Feeds” offrirà i contenuti condivisi da amici, parenti e gruppi in ordine cronologico. Proseguendo con le dichiarazioni del fondatore di Facebook “la scheda Feed vi darà la possibilità di personalizzare e controllare ulteriormente la vostra esperienza“ suggerendo che saranno resi disponibili agli utenti dei filtri.
Guardando a TikTok, Facebook cerca di conquistare i più giovani che ormai da anni non si iscrivono a questo social network preferendogli altre piattaforme. Con il passare del tempo quello che è stato tra i primi social si è conquistato la poco accattivante nomea di social vecchio, frequentato dalla generazione dei baby boomer o da chi ha più di 30 anni. Un luogo per niente attrattivo agli occhi dei giovanissimi.
Una cosa da sottolineare è che le sezioni separate implicano un nuovo modo di organizzare i contenuti proposti e conseguenti modifiche all’algoritmo che li seleziona per gli utenti. Viene posta l’attenzione su ciò che la persona desidera vedere in base alle proprie preferenze superando il principio di dare maggiore visibilità indistintamente ai contenuti che generano più coinvolgimento.
Considerando che quell’approccio è stato criticato perché ha favorito la proliferazione di contenuti divisivi, fake news e tentativi di manipolazione con account fasulli e bot, il cambiamento potrebbe rivelarsi una buona notizia anche in prospettiva di un miglioramento della qualità della piattaforma.
