Avete mai comprato qualcosa su Facebook, Instagram o TikTok? Allora siete già entrati in contatto con il mondo del social commerce, ovvero della vendita di prodotti o servizi che si fa direttamente nei social network.
Si tratta di un’attività che possiamo trovare in diverse piattaforme, seppure con alcune differenze. Su Instagram shop per esempio, è possibile collegare i prodotti in vendita nel proprio sito web e da qui possono essere taggati nei propri post, dove l’utente può cliccare, visualizzarli ed essere reindirizzato al sito per completare la transazione (un passaggio necessario per la UE, mentre in altri Paesi l’acquisto è effettuabile in-app). Lo shop è disponibile anche su Facebook: attenzione però a non confonderlo con il marketplace, il mercatino per la vendita di beni locali.
Su Pinterest, il motore di ricerca per immagini che le persone consultano per trovare spunti in ambiti diversi come la moda, l’arredamento, il benessere o le cucina è invece possibile creare dei pin dettagliati (rich pin) collegati al proprio sito.
Infine lo shop di TikTok, che è arrivato in Italia solo a fine marzo del 2025, a differenza degli altri social, è un vero e proprio Marketplace, con una tab strutturata dedicata in cui gli utenti possono esplorare le categorie di prodotti (presentati come foto o video) e fare il check-out senza uscire dalla piattaforma.
La scelta o meno di usufruire di questi shop, così come la preferenza per un canale rispetto a un altro dipende dal tipo di prodotto e dal target che si vuole raggiungere: ma può dare diversi vantaggi, uno tra tutti la possibilità di intercettare il pubblico che utilizza il telefono per i propri acquisti in un altro punto di contatto e di guidarlo all’acquisto in pochi passaggi.

“Nothing beats a Jet2 Holiday!”, così diceva l’audio in tendenza sui social lo scorso agosto. Da una campagna promozionale che offriva una sconto di 50 pound a persona (Peeeee peeeson), il tour operator inglese si è ritrovato associato a un trend che parlava di esperienze (di vacanza e non) finite male. Complice l’effetto comico creato dall’associazione di una voce estremamente entusiasta a delle situazioni diametralmente opposte!
Se l’anno scorso il colpo di scena ce lo anticipava Jet2Holidays, quest’estate tocca al trend “The saxophones are getting louder”, tratto da una scena del film Boyz n the Hood. In sostanza quando nei video il suono dei sassofoni si intensifica la situazione sta per prendere una brutta piega!
Che fare quest’estate? Partire o restare? Mentre noi ci pensiamo Ceres Lager nell’ultima campagna Bar Paradiso creata da We Are Social ci propone una terza alternativa.
E lo fa associando i nomi di destinazioni lontane al luogo più vicino a dove ci troviamo già: il bar sotto casa. La campagna, diffusa a Roma e Milano e visibile anche sui social del brand, raccoglie le foto di alcuni bar di quartiere.
La caratteristica che li accomuna è l’avere un nome legato a una città, che viene poi utilizzato nel testo della campagna.
“Se Cape Town è a 15 ore di volo, al Cape Town Cafè ci arrivi con la verde”; “A Dubai c’è il delirio, al Dubai Caffè c’è sempre un tavolo libero”; “A Marrakesh è pieno di gente, da Marrakesh kebab c’è sempre posto“.
Un messaggio che oltre a sposarsi bene con un prodotto, percepito come meno impegnativo e più pop di superalcolici e vino, si integra allo stesso tempo con la filosofia “Anche meno” del brand.
E se d’estate i social diventano il teatro perfetto per una tempesta di FOMO (la famosa fear of missung out, ovvero la paura di essere esclusi o tagliati fuori da qualcosa, in questo caso le vacanze) questa campagna ci suggerisce di prenderci una piccola rivincita luppolata.
