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nr.181
27 Marzo 2026

4 minuti di tempo

This and deleting Linkedin

Il linguaggio ridondante può essere faticoso

Kagi Translate, la piattaforma di traduzione dell’omonimo motore di ricerca ha da poco reso disponibile l’opzione LinkedIn Speak, con la quale è possibile tradurre una frase qualsiasi in una perifrasi in stile LinkedIn.

E così la frase “Ho portato fuori il cane” diventa:

Stepping away from the screen to prioritize work-life integration and fulfill my responsibilities as a Chief Canine Officer. It’s all about leading with empathy and staying active to maintain peak performance! 🐾🚀 #Leadership #WorkLifeBalance #Priorities“.

In italiano suona circa così: “Mi allontano dallo schermo per dare priorità all’integrazione tra vita e lavoro e onorare i miei compiti come Chief Canine Officer. L’importante è guidare con empatia e restare attivi per mantenere le massime prestazioni!

Negli anni il linguaggio utilizzato nei post di LinkedIn si è creato un reputazione negativa ed è diventato sinonimo di qualcosa di eccessivamente impostato e positivo.

Se è vero che esiste una sorta di standardizzazione dei contenuti, qualcuno nei meme già accusa la stanchezza meditando di chiudere tutto e scappare in un luogo esotico o fantastico.

Eppure la comunicazione fuori dagli schemi su LinkedIn esiste e funziona!

Uno dei casi più famosi è quello del brand di cereali inglese Surreal, che su LinkedIn utilizza caroselli di testo molto lunghi, di circa 25-30 slide.

Il concetto è semplice ma efficace: una scritta bianca in caps lock su uno sfondo colorato che si sviluppa come un flusso di coscienza, catturando subito l’attenzione e interrompendo lo scroll del feed.

kagi e il traduttore in lingua linkedin

E quale graffetta migliore di Clippy?

Amato, sostituto (c’erano anche altre alternative, come il cane, la gatta, il mago ecc), o deselezionato per lavorare meglio sul proprio documento, l’assistente di Microsoft Office ci ha accompagnato dal 1997 al 2007.

È proprio Clippy (o meglio Clippit, il suo nome ufficiale) ad essere considerato un po’ da tutti, inclusa la stessa Microsoft, l’antenato di Mico.

 

Mascotte alla riscossa

Not a fox, nor a panda, Kit is a fire fox“.

Con la nuova mascotte che accompagna le ricerche su Mozilla Fire Fox siamo in zampe sicure, o almeno così dice la campagna di lancio.

Nata dall’evoluzione del logo del browser, la volpe di fuoco è stata disegnata dall’illustratore italiano Marco Palmieri, ed è pensata per essere una figura accogliente e incoraggiante che segue l’utente per assisterlo nelle sue esplorazioni web, garantendogli privacy e controllo.

In un’epoca in cui internet cambia molto rapidamente e il mercato è molto competitivo, tra il susseguirsi degli update AI guardati con diffidenza dagli user, le feature AI di Firefox sono opzionali e si possono “spegnere”.

La scelta di utilizzare una mascotte, infatti, non è puramente estetica, ma risponde alla necessità del browser di avvicinarsi alle persone, creando una connessione emotiva e un senso di affidabilità che rispecchia i suoi valori aziendali.

Obiettivi condivisi da molti brand digital nell’ultimo periodo.

Non a caso alla fine dell’anno scorso c’era stato il momento di Mico, il blob colorato che ha dato un volto alle interazioni vocali di Microsoft  Copilot e più recentemente di Lil Finder Guy, l’umanizzazione Gen Z dell’icona di Finder, comparsa in alcuni video di TikTok del nuovo Mac Book Neo, pensato proprio per i ragazzi.

slang linkedin e mascotte