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Google e attività locali

Con le attività locali sempre più alla ricerca di soluzioni tecnologiche per crescere e trovare nuovi sbocchi, sono almeno due le notizie degne di nota dal mondo Google. La prima riguarda le inserzioni: sarebbe in fase di rilascio una nuova funzionalità che permette di vedere i termini di ricerca dei concorrenti locali. Nella pratica, questo confronto con la concorrenza permetterà di vedere i termini di ricerca, i clic e le visite in negozio che altre attività locali hanno ottenuto grazie a ricerche pertinenti non attivate dai propri annunci. Potremmo definirlo il campanello delle potenziali occasioni perse.

L’altra notizia riguarda Google Maps e l’attivazione della funzionalità “Esplora + città in cui ci si trova” subito visibile all’apertura dell’app. Insieme ad essa è stata attivata la scheda “recenti” che propone notizie, suggerimenti di attività e foto. Sempre in questa sezione è possibile attivare le notifiche dei messaggi, per sapere quando le aziende rispondono ad una richiesta precedentemente fatta dall’utente.

Dopo le notizie dell’apertura di inchieste e di indagini, arriva il comunicato che la Federal Trade Commission (l’agenzia federale USA che controlla il commercio), insieme a 48 Stati, ha sporto denuncia contro Facebook per la violazione delle norme antitrust. Considerando le norme vigenti, si fa concreta la possibilità che possa essere imposto all’azienda di vendere alcune delle sue attività, in particolare Instagram e WhatsApp. Eppure queste acquisizioni negli anni erano state approvate dalla stessa Federal Trade Commission. Questo cambio di rotta è legato alla crescita di Facebook che, nell’ambito social, si avvicina molto ad una posizione da monopolista considerando che tre quarti del traffico mondiale dei social network transitano per le sue piattaforme.

YouTube e pubblicità

Questa è una di quelle notizie che può portare a mille considerazioni e schieramenti e riguarda sia direttamente chi crea i contenuti, sia indirettamente le aziende che scelgono di far girare i propri annunci pubblicitari su YouTube. La piattaforma inizierà a pubblicare le inserzioni su alcuni contenuti i cui creator non hanno ancora raggiunto gli standard per partecipare al programma Partner. Youtube infatti richiede loro di accumulare almeno 4000 ore totali di visualizzazione negli ultimi 12 mesi e minimo 1000 iscritti per poter fare richiesta. La conseguenza è che YouTube guadagnerà dalle inserzioni pubblicate su questi contenuti senza ripagare chi li ha generati.

La prima questione è senz’altro etica: è giusto guadagnare su dei contenuti creati da altri senza ricompensarli? Ma molte altre domande si pongono: le aziende potranno avere gli stessi risultati e le stesse certezze sulle inserzioni pubblicate in questo modo? La non remunerazione dei nuovi creator porterà ad un abbassamento della qualità dei contenuti? I creator si sposteranno su altre piattaforme?