Gli approcci comunicativi dei brand stanno diventando sempre più disparati, ma ti aspetteresti mai di ricevere delle regole di comportamento per i tuoi viaggi dal merchandising di Lufthansa?
È il caso della Capsule Collection “Travel Etiquette Collection” (in collaborazione con l’agenzia Serviceplan), che ha dettato legge sul galateo da passeggeri e l’ha trasferito su cappellini, t-shirt, felpe, tote bag e accessori vari.
Della serie: il bracciolo spetta a chi si siede nei posti in mezzo, oppure il sedile si reclina rispettando lo spazio del passeggero dietro, o ancora il messaggio alla mamma lo si manda una volta giunti a destinazione, per non parlare dell’applauso all’atterraggio!
Lo scopo della campagna, lanciata durante il mese di agosto, è stato principalmente quello di creare engagement stimolando la conversazione e la consapevolezza su temi in cui molti viaggiatori si possono riconoscere e immedesimare. Anche per questo motivo i pezzi della Capsule Collection non erano acquistabili, ma era possibile vincerli partecipando a un giveaway valido solo in alcuni Paesi e veicolato attraverso i social di Lufthansa e degli influencer selezionati dal brand.
Ascoltando l’esperienza dei clienti e dando valore al viaggio in sicurezza, la campagna ha centrato l’obiettivo, perché ha reso ricercato non solo il vissuto dei passeggeri ma anche i prodotti brandizzati a loro dedicati, mantenendo il suo posizionamento di qualità nel mercato.
Dell’ambito esperienza utente ne hanno trattato anche Ryanair e EasyJet, seppure con differenti approcci.
Anche per Ryanair, in un certo senso, gli utenti diventano i protagonisti di una narrazione in cui si riconoscono. Tuttavia l’ironia del brand è decisamente meno gentile di quella di Lufthansa.
Quando, per esempio, racconta le sventure dei viaggiatori con i bagagli dispersi, le condizioni metereologiche avverse o l’overbooking, non tenta di empatizzare con loro, ma ammette i propri limiti e ci gioca apertamente con contenuti provocatori o meme.
EasyJet invece fa spesso riferimento alla cultura pop, presenta i suoi dipendenti agli utenti in modo amichevole e trasparente o restituisce delle curiosità sui viaggi che arricchiscono la comunicazione del brand e lo fissano nella mente dei consumatori come affidabile e attento.

Ma quanti tipi di loghi esistono?
Come abbiamo visto, il logotipo consiste nell’utilizzare il nome del brand come elemento principale attraverso un carattere tipografico scelto, modificato o progettato appositamente.
Quando il nome di un’azienda è lungo o complesso, si utilizza più comunemente il monogramma: un logo che viene costruito utilizzando una o più iniziali del nome.
Poi abbiamo il pittogramma, in cui il nome scompare completamente e rimane soltanto un simbolo, mentre se invece di scegliere tra parola e simbolo si utilizzano entrambi si parla di logo combinato, che mette insieme logotipo e pittogramma.
Non ci si può distrarre un secondo senza che Adam Mosseri lanci una novità! Dopo dieci anni, Instagram ha adottato un nuovo logotipo, ovvero una nuova versione testuale del proprio logo. La modifica aveva l’intento di rendere la scritta più pulita e contemporanea, mantenendo però alcuni dei tratti che hanno reso riconoscibile il lettering originale.
Il nuovo carattere si colloca in una zona intermedia tra corsivo e stampatello. Conserva quindi una certa inclinazione e alcune forme familiari che richiamano il precedente, ma introduce linee più semplici e un disegno complessivamente più moderno, che si abbina perfettamente all’icona dell’app.
La novità stata accolta da una buona dose di perplessità, per lo più dovuta all’aspetto di alcune lettere, che risultano meno immediate da leggere rispetto a quelle del design precedente. La più contestata? La “R”! E infatti sui social tanti utenti, proprio per sottolineare la difficoltà nel riconoscere alcune lettere, ci hanno scherzato su parlando di “Instagzam”.
In ogni caso, questo cambiamento racconta una dinamica interessante. Anche un elemento apparentemente semplice come una scritta può avere un ruolo fondamentale nella costruzione dell’identità di un brand. Un carattere, una proporzione, un’inclinazione o una singola forma possono contribuire a rendere un marchio immediatamente riconoscibile.
Con il nuovo logotipo Instagram vuole aggiornare la sua immagine adattandola a un’identità che, nel corso degli anni, si è allontanata sempre di più dall’estetica retrò degli inizi (quella, per capirci, dell’icona ispirata alla polaroid).
Un intervento apparentemente piccolo, ma tutt’altro che secondario: perché quando un brand è riconosciuto da miliardi di persone, anche cambiare una scritta significa mettere mano alla memoria visiva del brand.
