L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), con la delibera 197/2025 ha istituito l’albo degli influencer.
I creator con più di 500mila followers su almeno un social o con un milione di visualizzazioni medie mensili negli ultimi 6 mesi, definiti “influencer rilevanti”, dovranno quindi presentare domanda tramite apposito web form e iscriversi entro Febbraio 2026.
Dopo anni di zone grigie, la professione di influencer viene regolata, prevedendo anche uno specifico codice di condotta e una serie di sanzioni per chi sgarra.
Tra i temi trattati ci sono quelli che riguardano la pubblicità, l’AI e i minori. Le collaborazioni (escludendo le autopromozioni) per esempio, dovranno essere esplicitate tramite gli ashtag con la dicitura adv, pubblicità e sponsorizzato o con la sigla parnership. Sarà necessario indicare qualora i contenuti siano stati creati con l’AI.
Sono previste maggiori tutele per i minori, sia per i contenuti a loro destinati, specificando se il contenuto è adatto o meno ai più giovani, sia per quelli che li vedono coinvolti dall’altra parte dello schermo.
Se l’intento dietro questa mossa parrebbe quello di fare chiarezza e di adeguarsi alle normative europee, non tutti i dubbi sono risolti.
In primis sull’inclusione del milione di visualizzazioni tra i requisiti per decretare il rilievo di un creator, quando ogni social utilizza algoritmi e analytics diversi, peraltro soggetti a frequenti aggiornamenti. Ci sono poi perplessità anche sul concetto di ritorno economico, che sarebbe necessario ai fini dell’iscrizione.

Diversi studi hanno paragonato la struttura dei brani pop più classica a quella di alcune canzoni virali su TikTok, evidenziando alcune differenze.
Molte canzoni virali hanno una durata inferiore a 3 minuti e una struttura più semplice. L’introduzione è rimpiazzata dall’hook, che deve attirare l’attenzione fin dai primi secondi; tutte quelle sezioni di transizione come i bridge e quelle in cui la musica sfuma (outro) sono ridotte o assenti; il ritornello è ripetuto più frequentemente. Prevalgono inoltre i ritmi upbeat, il mood allegro e i temi che invitano alla spensieratezza.
Non mancano le eccezioni, costituite dal ripescaggio di canzoni vecchie, anche remixate, sull’onda della loro inserimento nell’ultimo film o serie tv; o in generale delle canzoni di artisti che rivendicano la loro libertà artistica.
A 44 anni dalla trasmissione del videoclip di Video killed the radio star e dal bumper dell’astronauta che conficca una bandiara con il logo di MTV sulla luna, Paramount ha annunciato la fine di alcuni dei canali tematici dell’emittente nel Regno Unito e in molti paesi d’Europa: MTV Music, MTV 80s, MTV 90s, Club MTV e MTV Live chiuderanno entro il 31 dicembre 2025.
Un brutto colpo per i video musicali, la cui epoca d’oro era fatta di grandi budget e durate simili a quelle di un cortometraggio (pensiamo a Thriller di Michael Jackson, che durava più di 13 minuti).
Da una programmazione costruita intorno alla musica live o alla rotazione dei videoclip delle classifiche, intervallati da interviste e commenti dei VJ, l’emittente ha lasciato sempre più spazio all’intrattenimento teen con animazione, serie tv e reality, spostando la musica in canali tematici di tv a pagamento o lasciandola agli eventi come EMA e VMA.
In Italia, il canale principale di MTV è presente dal 1997, ma non trasmette in chiaro dal 2016 ed è ora visibile solo su Sky e Now.
Oggi la musica sceglie altri canali. Una trasformazione in parte dovuta alle piattaforme come Spotify, Apple Music e Deezer, ma anche ai social come You Tube (prevalentemente per video medi o lunghi, come i video musicali), TikTok e Instagram (per video brevi).
Nonostante il costo crescente degli abbonamenti dello streaming musicale, unito ai dubbi sul sistema di raccomandazione di brani, accusato qua e là di essere poco efficace, o di creare una bolla basata sui propri gusti senza spazio per la sperimentazione, si tratta comunque di sistemi largamente utilizzati dalle nuove generazioni per la scoperta o l’ascolto della musica.
Le case discografiche e gli artisti lo sanno bene e spesso scelgono di pubblicizzare su TikTok i loro brani, creando o partecipando a delle challenge o in generale creando delle canzoni che si prestino a essere “spezzettate” in video brevi, potenzialmente adatti a diventare virali.
